Il programma sindacale scritto per SLE

Qui sotto i punti salienti del programma sindacale scritto da

Raffaele Tovino per S.L.E. (Sindacato Lavoratori Europei).




1. Ripristino delle tutele previste dall’articolo 18 anche per chi è stato assunto dopo il 2015

 Il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo è un diritto fondamentale che va esteso a tutti i lavoratori, senza distinzione tra chi è stato assunto prima o dopo il Jobs Act. L’attuale normativa ha creato lavoratori di serie A e serie B, indebolendo le tutele.


Serve una riforma che ripristini l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, garantendo il reintegro obbligatorio in caso di licenziamento senza giusta causa, anche per le aziende con meno di 15 dipendenti.



2. Stop agli appalti basati solo sul criterio del prezzo più basso e fine al caos delle esternalizzazioni che producono sfruttamento, instabilità e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro

Il sistema degli appalti al massimo ribasso porta a sfruttamento, tagli alla sicurezza e precarietà estrema. Bisogna vietare per legge il criterio del prezzo più basso e imporre la clausola sociale in tutti gli appalti pubblici e privati: i lavoratori devono essere riassunti alle stesse condizioni in caso di cambio appalto. Inoltre, vanno rafforzati i controlli ispettivi e le responsabilità delle aziende committenti.


3. Obbligo di trasformazione dei contratti a termine in contratti stabili dopo tre anni, di cui solo il primo senza motivazione specifica

Il lavoro a termine deve tornare ad essere eccezione, non la regola. Dopo un primo contratto senza causale (massimo 12 mesi), se il lavoratore viene mantenuto per un periodo complessivo di 3 anni (anche con rinnovi o proroghe), il contratto deve essere automaticamente trasformato a tempo indeterminato, con sanzioni reali per chi elude questa norma.


4. Salario minimo orario fissato per legge, al di sotto del quale scatta un reato penale

Va introdotto un salario minimo legale, legato al costo della vita, al di sotto del quale il datore di lavoro commette un reato penale. Questo non sostituisce i contratti collettivi, ma copre i settori dove non c’è rappresentanza sindacale o dove i minimi contrattuali sono troppo bassi. Deve valere per tutti, italiani e stranieri, lavoratori dipendenti e parasubordinati.


5. Introduzione del reato di omicidio sul lavoro per responsabilizzare datori e imprese

Troppi morti nei cantieri, nelle fabbriche, nei campi. Serve una norma penale che qualifichi come omicidio sul lavoro la morte causata da gravi violazioni delle norme di sicurezza da parte del datore di lavoro. Come per l’omicidio stradale, ci vuole una responsabilità penale aggravata per chi risparmia sulla pelle degli altri.


6. Abolizione del carattere stagionale per i lavoratori forestali, incompatibile con l’obiettivo della stabilizzazione

I lavoratori idraulico-forestali devono avere contratti stabili, perché il loro lavoro è utile tutto l’anno: prevenzione incendi, dissesto idrogeologico, manutenzione ambientale. La stagionalità è un artificio che serve solo a mantenere bassi i salari e alta la precarietà. Serve un contratto a tempo indeterminato con mansioni continue e garantite.


7. Equiparazione dell’indennità agricola alla Naspi, con copertura pari al 75% del salario

Oggi la disoccupazione agricola è molto più bassa rispetto alla NASpI prevista per gli altri settori. Questa disparità va eliminata. I lavoratori agricoli devono ricevere un’indennità pari al 75% dell’ultima retribuzione, con calcolo su base annua e non solo giornaliera, considerando tutte le giornate effettive lavorate.


8. Meccanismo automatico e aggiornato per l’adeguamento di salari e stipendi al costo reale della vita

Oggi la disoccupazione agricola è molto più bassa rispetto alla NASpI prevista per gli altri settori. Questa disparità va eliminata. I lavoratori agricoli devono ricevere un’indennità pari al 75% dell’ultima retribuzione, con calcolo su base annua e non solo giornaliera, considerando tutte le giornate effettive lavorate.


9. Sperimentazione della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario

Bisogna aprire una fase di sperimentazione controllata in vari settori produttivi, per passare gradualmente alla settimana lavorativa di 32 ore o a 4 giorni, senza tagli salariali. Serve per migliorare la salute, la produttività e conciliare tempi di vita e lavoro. I risultati dovranno essere monitorati e condivisi con le parti sociali.


10. Diritto di accesso sindacale in tutti i luoghi di lavoro, anche sotto i 15 dipendenti

Oggi, nei piccoli luoghi di lavoro, il sindacato spesso non entra. Serve una legge che garantisca il diritto di accesso e di assemblea sindacale, anche nelle aziende con meno di 15 dipendenti, e senza bisogno di RSU già presenti. Questo per contrastare il lavoro grigio e dare voce ai lavoratori dove oggi non ce l’hanno.


11. Assunzione stabile degli ispettori del lavoro e potenziamento delle ispezioni

Le leggi non servono a nulla se non vengono fatte rispettare. Servono più ispettori del lavoro, assunti a tempo indeterminato, con strumenti moderni e poteri reali. Oggi molti cantieri, fabbriche, campagne non vengono controllati per anni. Il rispetto dei diritti passa da una vigilanza capillare e autonoma.


12. Tutela reale della salute mentale e stress lavoro-correlato

Il burnout, lo stress, la pressione psicologica sul lavoro sono in aumento, ma quasi nessuno li riconosce. Serve una norma chiara che obblighi le aziende a valutare e ridurre lo stress lavoro-correlato, con formazione obbligatoria per i dirigenti e strumenti per i lavoratori (sportelli, rotazione dei turni, pause adeguate, ecc.).


13. Pensione anticipata dopo 41 anni di contributi per tutti, senza limiti di età

Chi ha lavorato per 41 anni ha già dato. Serve una legge chiara: pensione anticipata per tutti dopo 41 anni di contributi, senza penalizzazioni e senza limiti di età anagrafica. Basta con le deroghe temporanee o complicate. Inoltre, per i lavori usuranti e gravosi (edilizia, agricoltura, sanità, logistica, ecc.), uscita anticipata di almeno 5 anni.


14. Formazione professionale obbligatoria, gratuita e retribuita

La formazione non può essere un lusso. Ogni lavoratore deve avere accesso garantito e gratuito a percorsi di aggiornamento professionale e sicurezza sul lavoro. Il tempo dedicato alla formazione deve essere retribuito e riconosciuto nel contratto. Questo vale anche per chi è disoccupato, con corsi pubblici legati al territorio e alle reali necessità.


15. Diritto dei lavoratori a partecipare alle scelte aziendali

Serve una nuova forma di democrazia sul lavoro. I lavoratori devono avere voce nelle scelte strategiche dell’azienda (organizzazione del lavoro, orari, investimenti, delocalizzazioni, ambiente). Questo si può fare rafforzando il ruolo delle RSU e prevedendo consigli aziendali con rappresentanza dei lavoratori, come avviene in Germania. Nessuno conosce il lavoro meglio di chi lo fa.



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La materia sindacale è delicata, complessa e tocca temi e principi che riguardano l’assetto democratico del nostro paese.


I lavoratori hanno diritto a vedersi riconosciuti diritti e di strumenti concreti per attuarli.

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